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| Lo Stato siamo noi |
Se
uno milita nel Pdl, una ragione ci sarà pure, o no? Il fatto è che quando succede
che in Commissione Affari Costituzionali e Giustizia della Camera, i
berluschini si mettono di traverso sul ddl anticorruzione e falso in bilancio,
le ragioni risultano immediatamente chiare. Il ridicolo poi, di tutta questa
vicenda che se non fosse vera somiglierebbe molto a un grandguignol però
farsesco, è che il Pdl non vota a favore perché il provvedimento è “giustizialista”.
Guardate, cari confratelli in crisi, che la cosa è di una gravità assoluta. Qui
non si tratta di stupide questioni di principio legalitario, ma di una vera e
propria tendenza a delinquere che ha riscontro solo nella Birmania pre-Aung. Le
truppe cammellate di Silvio, lontane dall’essersi arrese alla Storia, stanno
continuando imperterrite a seguire le loro meschinità senza alcuna intenzione
di mollare l’osso. A loro non va neppure che il decreto soft sulla corruzione
passi perché, sebbene inasprisca la pena (da 2 a 3 anni di galera), mette una
serie di paletti e fa una serie di distinguo che a loro non va proprio giù. Il
rischio serio è che se passasse il decreto elaborato dalla ministra Severino,
metà degli amministratori pidiellini sarebbe rinchiuso nelle patrie galere e,
pur non potendo buttar via la chiave, i vertici del partito sarebbero
decapitati. Senza peraltro ricordare che qualora si dovesse ripresentare il ddl
predisposto a suo tempo da Angelino Alfano, salterebbe anche il processo Ruby,
rientrando la concussione di Silvio in quella “semplice”. Per il falso in
bilancio vale lo stesso ragionamento, ma qui vale la logica aziendale. Il falso
in bilancio è il mezzo che le grandi aziende adoperano per costituire i
castelletti transoceanici, insomma, i fondi neri. E senza fondi neri come si
reggono in piedi strutture partitiche e, soprattutto, come si corrompe mezzo
mondo per farsi i cazzi propri? Impossibile, e allora niente decreto
anticorruzione, ché questo è un paese che non sa neppure cosa sia, e niente
decreto sul falso in bilancio perché ogni capo d’azienda ha il sacrosanto
diritto di imboscare fondi, che poi siano neri non è un problema. Crisi o non crisi,
i berluschini sono sempre gli stessi, nessun attaccamento allo Stato, nessun
rispetto delle istituzioni, nessun passo indietro. Povero Francesco Saverio Borrelli, non avrebbe
mai immaginato che il suo grido di dolore: “Resistere, resistere, resistere”,
si potesse trasformare in “Delinquere, delinquere, delinquere”. E sapete chi ha
votato con il Pdl contro i nuovi decreti? L’Udc, e non avevamo dubbi, e Fli che
però, con Angela Napoli ha fatto subito marcia indietro e affermato che si è
trattato di un qui pro quo. Il legalitario Pierfy Casini, quel figo della
madonna che si è tenuto stretto Totò Cuffaro fino a quando non è finito in
galera, alla fine tanto legalitario non è. Vota a favore del governo, si
esprime a favore di un cambio di rotta sostanziale della politica ma quando poi
si toccano gli interesse di familiari acquisiti, prende le distanze da se stesso.
Casini, come tutti i democristiani del mondo, è uno che riesce a prendere le
distanze da se stesso, a dissentire delle proprie opinioni, ad essere
contemporaneamente maggioranza e opposizione: una vera e propria arte, quasi una
scienza dell’adattamento.
Ancora una notizia sull’ex centrodestra. Sembra che
Bobo Blues Maroni e Umbertino il Senatur siano addivenuti a un accordo, abbiano
stretto un patto. Bobo segretario, Umberto presidente, io, mammeta e tu. I
veneti però non ci stanno, loro Bossi non vogliono sentirlo manco più nominare.
Non inizia bene il suo cammino di leader dei terun del Nord, il nostro
caro Bobo. Ma si sa, i leghisti sono molto solidali (fra di loro).